Stamani su
"Il Venerdi di Repubblica" (n°1236 pagina 17) ho letto l'editoriale di
Ascanio Celestini intitolato
"il teatro di Carrara è la metafora dell'Italia che crolla" in cui tratta del Politeama di Carrara, rendendo noto al grande pubblico la situazione vergognosa che ai locali è nota da tempo. Di tutto l'articolo, che vale la pena di leggere per intero, riporto la parte che qui mi pare più attinente:
"Oggi non c'è né un cinema né un teatro a Carrara. Da due stagioni è chiuso anche il teatro degli Animosi per una restruturazione che non è ancora iniziata. Anche la biblioteca se ne è andata per un crollo. C'è soltanto il Garibaldi, un piccolo palco dove ci si arrangia caparbiamente a fare teatro e qualche proiezione per non fare morire anche il ricordo del cinema. Il Politeama è una ferita e una metafora per l'intera città che crolla, ma anche per il Paese. L'Italia che doveva essere un grande teatro pubblico. L'Italia condonata e privatizzata. L'Italia snaturata e sequestrata. L'Italia che chiude in attesa di una ristrutturazione che non inizia mai."