venerdì 25 novembre 2011

Carrara oggi I

Stamani su "Il Venerdi di Repubblica" (n°1236 pagina 17) ho letto l'editoriale di Ascanio Celestini intitolato "il teatro di Carrara è la metafora dell'Italia che crolla" in cui tratta del Politeama di Carrara, rendendo noto al grande pubblico la situazione vergognosa che ai locali è nota da tempo. Di tutto l'articolo, che vale la pena di leggere per intero, riporto la parte che qui mi pare più attinente:
"Oggi non c'è né un cinema né un teatro a Carrara. Da due stagioni è chiuso anche il teatro degli Animosi per una restruturazione che non è ancora iniziata. Anche la biblioteca se ne è andata per un crollo. C'è soltanto il Garibaldi, un piccolo palco dove ci si arrangia caparbiamente a fare teatro e qualche proiezione per non fare morire anche il ricordo del cinema.  Il Politeama è una ferita e una metafora per l'intera città che crolla, ma anche per il Paese. L'Italia che doveva essere un grande teatro pubblico. L'Italia condonata e privatizzata. L'Italia snaturata e sequestrata. L'Italia che chiude in attesa di una ristrutturazione che non inizia mai."



Sempre di più sembra evidente che la morte di una città sia in atto.
Senza farsi prendere dallo sconforto occorre chiedersi cosa si può fare per invertire la tendenza di declino che pervade la città e dei deboli tentativi si sono fatti. Quest'estate è stata fatta la "Marble Week" una vetrina per il mondo dei marmi ma che, contenendo anche varie piccole attrazioni d'intrattenimento, ha fatto si che il centro si animasse come mai si era visto negli ultimi, almeno, vent'anni. Può essere questa a risposta? Possibile che sia sufficiente mettere artisti di strada in piazza per far apparire la comunità?
Effettivamente è proprio questo che occorre, non basterà di certo ma è un punto di partenza. Come ad una famiglia serve un focolare intorno a cui riunirsi, ad una società servono "totem". Affinchè una città viva bisogna che la sua popolazione si trasformi in società ed è proprio riunendosi attorno ad eventi comuni che questa trasformazione può avvenire. Per queste ragioni è così grave, e va sottolineata, l'estinzione dei luoghi pubblici. Cosa rimane se gli unici luoghi d'incontro diventano i locali serali e l'unica attività di comunione il bere?
Detto questo come può l'Architettura essere d'aiuto in questo percorso di ricostruzione? Innanzi tutto perchè, come l'Idiota di Dostoevskij, dobbiamo credere che "la bellezza salverà il mondo" ma anche da un lato più pratico, l'Architettura può guidare le persone ad intraprendere percorsi che li facciano incontrare in luoghi nodali ed essere la scintilla che innesca nuovi eventi. Per tale ragione è importante che dietro ad un intervento architettonico ci sia un buon ragionamento e uno studio che portino a un idea forte abbastanza da sostenere la materia. Impresa non da poco e che rischia di portare all'arroganza il progettista.
Fatto sta che a Carrara si deve fare qualcosa: bisogna far si che la città torni a vivere, ridarle quegli spazi di comunione in cui far identificare una società frammentata e tendente alla fuga.


Nessun commento:

Posta un commento